
Parlare e relazionarti con i media ti genera ansia? Non sai mai come parlare con i giornalisti?
Sono sensazioni comuni sia per un CEO navigato, sia per uno startupper. È normale sentirsi così nel mettere in gioco la propria reputazione o quella della propria impresa. Soprattutto è normale avere dubbi e paure nell’approcciarsi ai media. Confrontarsi con i giornalisti mette sempre in soggezione. Tranquillo, serve solo strategia, analisi e metodo.
Hai solo bisogno di cambiare approccio. L’obiettivo è passare dal chiedere visibilità al proporre una notizia. Sono indicazioni generali, da adattare al contesto mediatico specifico: gruppo editoriale, linea della testata e sensibilità del singolo giornalista.
Perché parlare con i giornalisti genera ansia (ed è normale)
Il mondo dei giornalisti e dei media è raccontato come misterioso e torbido. Un mare pieno di squali pronti a sbranare il malcapitato di turno. Non è del tutto vero e non è sempre così. I giornalisti fanno semplicemente il loro mestiere: informare e cercare notizie.
Le paure più frequenti sono causate dalla classica asimmetria giornalista – pubblico o intervistato. Di solito sei dalla parte del pubblico. Sei un loro lettore o li vedi in tv. Apprezzi il loro indagare nella vita di quel personaggio politico, di quel top brand, o del CEO antipatico. Ora sei tu, con competenze e brand, a doverti confrontare con loro. Qui compare la visione asimmetrica: il giornalista conduce i giochi e tu chiedi visibilità.
Un’altra paura ricorrente è quella del rifiuto. Non si parla di rifiuto affettivo, ma di un comunicato non pubblicato o di un’intervista rifiutata. Anche in questi casi il disagio deriva da una percezione sbagliata. Soprattutto da un modo sbagliato di impostare la relazione.
Infine, a volte compare il timore di fare una recall o mandare quel messaggio per avvisare dell’arrivo del comunicato o per verificare la pubblicazione. Abbiamo sempre paura di superare quell’equilibrio fragile tra contatto caldo e molestatore. Insomma, la paura di bruciarsi il contatto.
Il vero errore nelle media relations: l’approccio
Come possiamo superare questa ansia? Innanzitutto, è necessario cambiare visione e approccio con i giornalisti. Spesso si pensa di star elemosinando visibilità. Questa visione è completamente sbagliata e porta a redigere male note e comunicati stampa. Ci si concentra su aspetti deboli e irrilevanti per il target di riferimento, sbagliando completamente il frame.
Qui il focus diventa: incorniciare i messaggi nel giusto modo. Lo scopo deve essere offrire valore e notizie ai giornalisti. Questo cambio di prospettiva aiuta a rendere le informazioni più appetibili e notiziabili. I colleghi della stampa saranno più incentivati a pubblicare. Le relazioni diventeranno più solide e costruttive. Questo non ti assicura sempre la pubblicazione, però mette l’ufficio stampa nelle condizioni di offrire un valore aggiunto per le redazioni.
Cambia anche l’atteggiamento con il giornalista. Il rapporto non è più asimmetrico ma di proficua collaborazione. Per anni ho lavorato in una redazione: questo approccio mette il giornalista nella posizione di fare al meglio il proprio lavoro. Per un addetto stampa, il giornalista deve diventare un collega di lavoro.
La paura del rifiuto e del follow-up: perché non dovrebbero bloccarti
La casella e-mail di un giornalista è spesso affollata di comunicati. Le notifiche arrivano continuamente già dalla prima mattinata. Spesso il giornalista fa una lettura superficiale soffermandosi prima di tutto sugli oggetti delle e-mail, poi approfondisce le più interessanti.
In questo traffico di notizie, una pubblicazione differita o una mancata pubblicazione sono parte del gioco. Puoi avere un ottimo ufficio stampa, ma ci sarà sempre una gerarchia delle notizie del giorno. E non sempre le comunicazioni dell’azienda saranno nelle prime posizioni. Ci sono giornate in cui una notizia improvvisa o semplicemente più rilevante prenderà il suo posto, altre in cui la pubblicazione sarà differita di uno o più giorni.
Agire con consapevolezza e tenere a mente queste situazioni è compito del tuo ufficio stampa. Insomma, normalizzarle è fondamentale. Una mancata pubblicazione, in genere, non si tratta di un rifiuto personale verso di te, il tuo brand o la tua azienda, ma semplicemente un’esigenza di redazione. La qualità di un ufficio stampa si nota anche in queste situazioni. Con i giusti accorgimenti, anche in corso d’opera, si può aumentare la probabilità di pubblicazione.
Dopo aver inviato il comunicato, è utile avvisare il giornalista. Nessuna paura nel farlo, però equilibrio e professionalità devono accompagnare i contatti. Anche quando il legame sia amicale, il tuo addetto stampa deve ricordare che si tratta di lavoro. Tartassare il giornalista non è mai una buona pratica così come aspettarsi una risposta immediata. Non sei l’unico al lavoro.
Media relations senza ansia: cosa portare a casa
Nonostante la disintermediazione dei social le media relations sono un passo avanti per la credibilità del tuo brand e della tua impresa. In questo articolo mi sono concentrato sull’invio di materiale alla stampa. In questi momenti nasce il timore reverenziale di brand e CEO per i media, fondato su quella visione errata delle relazioni con i giornalisti.
Cambiare radicalmente prospettiva è la risposta a queste ansie. Avere un approccio totalmente alla pari e incentrato sulla collaborazione è la vera svolta. Cosa devi portarti a casa? Prima di tutto, per superare l’ansia bisogna lavorare con un metodo incentrato sulla notizia. I giornalisti sono professionisti che fanno il loro lavoro, come tutti. Offrirgli comunicazioni di valore, che gli fanno lavorare meglio, cambia la percezione dell’azienda
L’ansia nelle media relations si traduce in un pessimo segnale dell’azienda. Per questo è importante ricordare che ogni relazione con i media richiede anche una lettura attenta del contesto editoriale e delle dinamiche professionali coinvolte.
Un ufficio stampa competente e empatico accompagna l’azienda attraverso queste dinamiche. Rafforza la tua credibilità con professionalità, costruisce fiducia con visione e valorizza le tue relazioni con l’empatia. La reputazione del tuo brand si gioca anche su questo tavolo.
